La sfida infinita: vetro stratificato o temperato?

Quando si pensa ai vetri per infissi, la prima parola chiave che viene in mente è sicurezza. Viene spontaneo chiedersi se qualsiasi tipo di lastra sia sicura, ma quello che spesso sfugge è la caratteristica principale che le differenzia: la lavorazione.

Tra i tipi di vetro più diffusi, richiesti e lavorati per gli infissi troviamo sicuramente quello stratificato e quello temperato. Il dualismo tra i due sembra non avere mai fine, ma solo una conoscenza approfondita permette di distinguerli e infine fare la scelta giusta.

Lo stratificato, si chiama così perché è composto da strati di lastre di vetro e fogli di PVB (polivinilbutirrale) che vengono rifiniti, riscaldati, calandrati e poi lasciati riposare in autoclave per ore. Un’adeguata pressione (12 bar) e l’altissima temperatura fanno il resto, permettendo una completa adesione del PVB al vetro e donandogli una perfetta trasparenza.

Il vetro temperato, invece, viene sottoposto a un trattamento termico definito “di tempra”. Viene portato ad una temperatura di circa 650°, per essere raffreddato successivamente con un getto d’aria. La particolarità del vetro temperato sta nella maggiore resistenza alle sollecitazioni meccaniche, da quattro a sei volte in più rispetto al vetro stratificato. Nel caso di una rottura, i frammenti saranno piccoli e non taglienti, garantendo una sicurezza elevata per chi si dovesse trovare vicino. Questa tipologia è anche il sistema più affidabile per scongiurare rotture spontanee da shock termico.

Per la sicurezza dei vostri infissi, il nostro consiglio è quello di scegliere sempre i vetri camera temperati.
I vetri camera temperati Eterma, inoltre, grazie alla loro leggerezza sono perfetti per profili minimali e ampie aperture, senza dover rinunciare alla resistenza e alla sicurezza.
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